sabato 3 dicembre 2011
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Infatti chi se ne frega.
Le condizioni peggioravano ogni giorno..ma io sono così, io ascolto, io ci sono. Io.
Ed è così che è arrivato il giorno del meeting. Il giorno del vaffanculo torno a casa, mi ero alzato di scatto, ero proprio scoppiato alla grande. Mi stavo dirigendo verso l'ufficio per avere il biglietto aereo e tornare in italia, al mio lavoro di sempre quando la tipina mi fermò. Fumiamo una sigaretta disse.
Sbottai. Non è possibile, sto vivendo un incubo.. qui ci sono mille possibilità per fare davvero grandi cose, per far conoscere airest in sto paese, per far conoscere l'italia in sto paese, per far vedere chi siamo ed invece ci chiamano pagliacci, incompetenti, incapaci.. e noi stiamo fermi, fermi qui senza fare nulla..non è possibile. Ve ne state tutti fermi a lamentarvi, la maggior parte di voi si lamenta solo dello stipendio..cazzo maledetti soldi..le opportunità, i progetti..nulla.
Ma questa è la storia di sempre..e mi guardano strano quando parlo di idee, battersi per un'idea, non capiscono..o forse non capisco io. Cosa è meglio di spalancare la finestra e sentire il calore del sole sulla pelle, lasciarsi accarezzare da quella forza che rigenera il mondo o ascoltare il sussurro dell'acqua mentre ti scorre addosso levandoti per un attimo ogni pensiero. Cosa di più forte di un temporale che irrompe a cui non gliene frega niente e di nessuno. Lui esplode. No non parlo della natura..parlo di sensazioni, emozioni, di anima. Certo, l'anima la porto in giro con un corpo che va nutrito ecc ed i soldi a questo servono..Io non posso dare prezzo al rossore del tuo viso in certi attimi, non posso dare prezzo allo sguardo della tipina quando si perde in quello di lui..non posso dare prezzo al tuo capo sulla mia spalla, o alle lacrime di un addio. Non posso dare prezzo alla gioia di imparare..non c'è prezzo, o meglio non ci sono soldi abbastanza al mondo per poterli comprare. Ed io vivo di questo. Io muoio senza questo.
Io sono fatto di emozioni. Dolci, cattive, arroganti ma emozioni come tempesta, come sole, come mare.
Tante volte ho cercato di allontanarmi, cercare di ragionare come il mondo ragiona..ho stabilito regole e prezzi.
E poi? e poi amore mio, cosa c'era dietro la porta?
Il sapore che ha, intenso, di aprire una porta e trovare dietro un sorriso, calore, un abbraccio. Ora il mondo è fuori, qui puoi essere nudo, puoi ridere, piangere io non scappo, io resto e lo sai, e ti terrò per mano quando sarà buio, e ti sbatterò al muro quando sarà fuoco, e prenderò le botte quando avrai rabbia e ti scuoterò forte quando vorrai mollare.
Io sono sbagliato, lo so ma non ci posso fare nulla..io mi perdo a guardare la pioggia che delicata oggi si appoggia al mondo, così in silenzio quasi non voglia disturbare..io mi perdo nel cielo fantasticando nuovi mondi. Io mi perdo profondamente negli occhi di chi amo. Forse sono pazzo..forse. E sono fatto di questa pazzia che mi inebria, mi va volare e mi sbatte a terra..Ho combattuto fino ad avere le mani sanguinanti e gli occhi spenti, ma io sono così. Io corro tra le righe di un libro e sulle ali di un sogno.
venerdì 2 dicembre 2011
non è poi così difficile...piano piano il tuo volto si allontana e basta non trattenerlo. i tuoi occhi, il suono della tua voce si fa più fievole come se fosse avvolto in un manto di nebbia..e piano scompari.
solo non vorrei ma so che è giusto certo ancora non ho capito per chi..ma è così.
tra tanto ci ritroveremo e sorrideremo arrossendo e probabile saremo amici, di quegli amici che restano tali anche oltre perchè, amore mio, quando amo è per sempre..e sempre resterai e sempre sarò al tuo fianco nel momento del bisogno sempre ci sarò.
giovedì 1 dicembre 2011
ma è inutile... inutile raccontare ogni cosa.
tutto sta a quanto può essere importante un'idea,un progetto.
per me è vitale.
più importante di ogni cosa,anche di me.
un'idea è il futuro, è la macchina che muove avanti il mondo..non importa quanto piccola sia. all'inizio è fragile,così fragile che basta un attimo a distruggerla ma poi quando cresce prende vita propria ed esplode.
io ho buttato tutto.con le mie mani ho distrutto l'idea. o meglio ho distrutto me.
i progetti andranno avanti senza me,arriverà gente che prenderà in mano i progetti e li realizzerà molto meglio di me gente che ha più conoscenza di me.
ed i ragazzi impareranno un altro amo. tutto è normale, tutto va avanti.
sono io che ho bisogno di loro..
e di lei.
quel paese mi ha messo in ginocchio amico mio. ho conosciuto gente con tanta voglia di lavorare e ho trovato un'amica. e ho scoperto che ancora mi so innamorare anche se di un'amore inutile,mai detto. ma amo.
e quante volte ho cercato di allontanare tutto..i ragazzi,silvia,te. ma non ci riesco. soprattutto te.
è come se tu camminassi al mio fianco, senti i tuoi occhi fissarmi.
sei così dolce.
ecco cosa c'è da dire. nulla. solo che non ci sono,non sono qui e nemmeno lì. mi sto cercando.mi troverò.
...passano le ore, a volte sembrano interminabili... stiamo andando in mushrif. là c'è un'altra collega. l'ho vista un paio di volte in italia....bho.
eccoci. correndo mi viene incontro..mi abbraccia..
non capisco..io nemmeno ti conosco,certo mi fa piacere ma continuo a non capire..
il capo. un saluto frettoloso, mi sembra perfino scazzato di conoscermi..
mi sento proprio fuori, questo è il mio mondo? ok ma ancora non ho capito cosa devo fare, qual'è il mio lavoro?
mi hanno detto restaurant manager.. cosa? io? no no ragazzi deve esserci uno sbaglio, io non ho mai voluto incarici di questo tipo no...
lo devo. ok ci provo.
e passano i giorni.
A. mi dice che il mio compito è due minuti di ufficio..controllare i ragazzi..fare presenza.
da suicidio.
ok inizio con i ragazzi. hanno tutti nomi italiani..italo..inutile non riesco a ricordarmeli..
forza, quali sono i vostri nomi, i vostri nomi veri:
mike, nico, mario, ayen, grace, valentino, jho, manny, amor, carmela bham, maggie, butch, celin, analyn e alla via così. sì ora me li ricordo.
fuori è notte..in fondo sono le 4.00 qui, in italia meno due ore.. mi dice che qui in questo periodo c'è il ramadam per cui fino al tramonto non si può bere, non si può mangiare,non si può fumare,non si può fare nulla se non di nascosto. stai attento mi dice, nulla per strada se no ti portano in galera. e poi arriva la carrellata di cose che non vanno. pare non vada nulla nei locali qui. pare sia un gran casino.
albergo. doccia. letto.
non riesco a dormire.. alle cinque mi fa compagnia il canto del muezzin.. se si scrive in questo modo non lo so. è strano..coinvolgente. e così passa la notte, pensando all'italia, e all'aria condizionata che va a mille. fa quasi freddo qui dentro questa stanza.
ormai è mattina, mi ha fatto vedere dove andare..al whada mall. ci posso andare a piedi..non è lontano. sono di fronte alla porta d'uscita dell'albergo e mi vengono in mente le raccomandazioni di melissa... stia attento, il caldo è insopportabile.
ok. con calma. un paio di passi fuori e se poi si sta male si rientra al volo. esco. UAAAAA. sì, caldo accidenti, sembra di stare davanti ad un forno.. l'aria è umida, le braccia si bagnano di acqua o sudore... però dai non è così.. infernale.
metto gli occhiali e...sono coperti di condensa. non ci posso credere, scoppio a ridere mentre degli operai mi guardano stupiti.
zaino in spalle e via.
la strada sembrava più breve ed anche il caldo meno intenso.
al whada mall.
tante parole, la presentazione dei ragazzi con nomi così complicati per me. ed ancora mille parole. le cose non vanno.. non vanno. mille problemi di gestione,di personale,di organizzazione,di soldi.
ma ora sei arrivato tu.
io.
io non sono...
mi spiega il lavoro..la situazione.
arriva un uomo alto con voce sonante o forse meglio dire tuonante. mi dà il benvenuto ed anche lui mi dice dei mille problemi sintetizzati alla fine in un nome.
se ne va come è arrivato, in un gran casino dicendomi che mi porta all'ikea domani. ok.
giro per la mall. incuriosito. tutto è strano per me, nuovo. i vestiti, i profumi, le sensazioni.
il giorno finisce in fretta.
ikea.
ci si va in taxi fin laggiù, è vicino al ferrari world. ora so che si chiama yas island. continuo a guardare fuori dal finestrino mentre il tipo scatta foto con la mia macchinetta ed ancora mi parla dei casini che ci sono. e dei ragazzi filippini.. non ne pensa proprio bene. proprio no.
non ha una parola gentile per loro.
certo che sono proprio arrivato nella merda.
.... sette agosto. mattina presto. la valigia è pronta sul letto con dentro qualche maglietta, pantaloni e costumi. ho messo anche qualche cd di musica e qualche film... mi guardo intorno e penso che per cinque mesi non vedrò più questa casa e i miei cari.. il telefono certo ma non è la stessa cosa di un contatto.. di un calore. sono pronto. se così si può dire. il mio boss è arrivato, mi accompagnerà in treno fino a marco polo e poi là sarò solo.
durante il viaggio si parla, si ride, io sono talmente nervoso che nemmeno sento. guardo fuori dal finestrino e in un attimo ci ritroviamo sul pulmino per l'aereoporto.
un caffè. mamma non piangere torno presto e poi ti chiamo ogni sera. boss tieni cura al locale mi raccomando. se ne vanno. ok. faccio il check in, meglio se no va a finire che non parto più..
zona sterile. sto aspettando l'imbarco mentre nelle orecchie esplode my immortal.. guardando la porta d'imbarco continuo a chiedermi che cazzo sto facendo.. ma è come uno zombie che mi incammino e nel momento in cui varco la soglia d'entrata dell'aereo ho come la sensazione di cadere nel vuoto.
si decolla. continuo a seguire con lo sguardo venezia che si allontana fino a non vederla più. ora sì sono solo.
il volo sembra interminabile e per di più verso una meta completamente nuova.. che cazzo ne so io degli emirati arabi? e poi sto scalo a sto paese di cui non ricordo nemmeno il nome.. devo stare attento a non perdere il volo che mi porta ad abu dhabi.
scalo. il posto si chiama doha. non chiedermi dove si trova, non lo so, da qualche parte del mondo... fortunatamente l'attesa è breve e si riparte per la meta finale.
stavolta in volo mi addormento.. sono stanco. in fondo ho passato qualche notte in bianco, un pò festeggiando, un pò per nervosismo.
abu dhabi.
manco so dove si prendono le valigie...
alla mo mi arrangio riesco ad uscire dall'aereoporto. la mia collega. meno male, parla italiano e la conosco.
stramazzo che caldo... respirando ti entra fino in fondo ai polmoni, l'aria è quasi bagnata e pesante..ma forse sono solo stanco.. lei mi dà il benvenuto parlandomi del caldo e dell'umidità e che ora pigliamo un taxi che c'è ancora un sacco di strada prima di arrivare in albergo. ok. sì.
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